Care Accademiche e Scienziate Italiane,
Cari Accademici e Scienziati Italiani,
Vi inviamo l’appello firmato da più di 1128 accademici e accademiche della
Turchia che trovate qui di seguito in italiano e altre lingue europee.
Come ben sapete, il governo dell’AKP, per mettere a tacere tutti coloro i quali
non condividono la crudeltà e i massacri che sta commettendo, sta attaccando
tutte e tutti con ogni mezzo.
Gli accademici e le accademiche che hanno firmato questo appello, il giorno
stesso sono stati minacciati da Presindente Recep T. Erdogan e addirittura sono
stati aperti procedimenti contro i loro e alcuni sono stati sollevati dal loro
incarico e arrestati.
Facciamo appello a tutte le accademiche ea tutti accademici di firmare questo
appello e di manifestare la propria solidarietà con gli accademici e le
accademiche in Turchia.
Con preghiera di massima divulgazione per la raccolta una campagna di raccolta
firme.
Inviare le adesioni a: info@retekurdistan.it
UIKI Onlus & Rete Kurdistan
APPELLO (Firmato dal 1128 Accademic* in Turchia)
Noi, gli accademici e le accademiche e gli scienziati e le scienziate di
questo paese non saremo parte di questo crimine!
Lo Stato turco, a Sur, Silvan, Nusaybin, Cizre e in molte altre località,
attraverso coprifuoco della durata di settimane, condanna i suoi cittadini e le
sue cittadine a morire di fame e di sete. In condizioni di guerra, interi
quartieri e città vengono attaccati con armi pesanti. Il diritto alla vita,
all’incolumità fisica, alla libertà, all’essere al sicuro dagli abusi, in
particolare il divieto di tortura e maltrattamenti, praticamente tutte le
libertà civili che sono garantite dalla Costituzione turca e dalle Convenzioni
Internazionali vengono violate e abrogate.
Questo modo di procedere violento messo in pratica in modo mirato e sistematico,
manca di qualsiasi fondamento giuridico. Non è solo una grave ingerenza
nell’ordinamento giuridico, ma lede le normative internazionali come il Diritto
Internazionale, che sono vincolanti per la Turchia.
Chiediamo allo Stato di mettere immediatamente fine a questa politica di
annientamento e espulsione nei confronti dell’intera popolazione della regione,
che tuttavia è rivolta essenzialmente contro la popolazione curda. Tutti i
coprifuoco devono essere immediatamente revocati. Gli autori e i responsabili
di violazioni di diritti umani debbono renderne conto. I danni materiali e
immateriali lamentati dalla popolazione vanno documentati e risarciti. A questo
scopo chiediamo che osservatori indipendenti nazionali e internazionali abbiano
libero accesso alle zone distrutte per poter valutare e documentare la
situazione sul posto.
Invitiamo il governo a creare le condizioni per una soluzione pacifica del
conflitto. A questo scopo il governo deve presentare una roadmap che renda
possibile un negoziato e che tenga conto delle richieste e della rappresentanza
politica del movimento curdo. Per coinvolgere l’opinione pubblica in questo
processo, al negoziato debbono essere ammessi osservatori indipendenti
provenienti dalla popolazione. Con questo manifestiamo la nostra disponibilità
a prendere parte di nostra libera volontà al processo di pace. Ci opponiamo a
tutte le misure repressive mirate all’oppressione dell’opposizione sociale.
Chiediamo l’immediata cessazione della repressione dello Stato contro le cittadine
e i cittadini. Come accademici e accademiche e scienziati e scienziate, così
manifestiamo che non saremo parte di questi crimini e prenderemo iniziativa nei
partiti politici, in parlamento e nei confronti dell’opinione pubblica
internazionale, fino a quando le nostre richieste troveranno ascolto.
Nome Cognome e Titolo: ....................
INGLESE
As academics and researchers of this country, we will not be a party to this
crime!
The Turkish state has effectively condemned its citizens in Sur, Silvan,
Nusaybin, Cizre, Silopi, and many other towns and neighborhoods in the Kurdish
provinces to hunger through its use of curfews that have been ongoing for
weeks. It has attacked these settlements with heavy weapons and equipment that
would only be mobilized in wartime. As a result, the right to life, liberty,
and security, and in particular the prohibition of torture and ill-treatment
protected by the constitution and international conventions have been violated.
This deliberate and planned massacre is in serious violation of Turkey’s own
laws and international treaties to which Turkey is a party. These actions are
in serious violation of international law.
We demand the state to abandon its deliberate massacre and deportation of
Kurdish and other peoples in the region. We also demand the state to lift the
curfew, punish those who are responsible for human rights violations, and
compensate those citizens who have experienced material and psychological
damage. For this purpose we demand that independent national and international
observers to be given access to the region and that they be allowed to monitor
and report on the incidents.
We demand the government to prepare the conditions for negotiations and create
a road map that would lead to a lasting peace which includes the demands of the
Kurdish political movement. We demand inclusion of independent observers from
broad sections of society in these negotiations. We also declare our willingness
to volunteer as observers. We oppose suppression of any kind of the opposition.
We, as academics and researchers working on and/or in Turkey, declare that we
will not be a party to this massacre by remaining silent and demand an
immediate end to the violence perpetrated by the state. We will continue
advocacy with political parties, the parliament, and international public
opinion until our demands are met.
FRANCESE
Nous, enseignants-chercheurs de Turquie, nous ne serons pas complices de ce
crime !
L’État turc, en imposant depuis plusieurs semaines le couvre-feu à Sur, Silvan,
Nusaybin, Cizre, Silopi et dans de nombreuses villes des provinces kurdes,
condamne leurs habitants à la famine. Il bombarde avec des armes lourdes
utilisées en temps de guerre. Il viole les droits fondamentaux, pourtant
garantis par la Constitution et les conventions internationales dont il est
signataire : le droit à la vie, à la liberté et à la sécurité, l’interdiction
de la torture et des mauvais traitements.
Ce massacre délibéré et planifié est une violation grave du droit
international, des lois turques et des obligations qui incombent à la Turquie
en vertu des traités internationaux dont elle est signataire.
Nous exigeons que cessent les massacres et l’exil forcé qui frappent les Kurdes
et les peuples de ces régions, la levée des couvre-feux, que soient identifiés
et sanctionnés ceux qui se sont rendus coupables de violations des droits de
l’homme, et la réparation des pertes matérielles et morales subies par les
citoyens dans les régions sous couvre-feu. A cette fin, nous exigeons que des
observateurs indépendants, internationaux et nationaux, puissent se rendre dans
ces régions pour des missions d’observation et d’enquête.
Nous exigeons que le gouvernement mette tout en oeuvre pour l’ouverture de
négociations et établisse une feuille de route vers une paix durable qui prenne
en compte les demandes du mouvement politique kurde. Nous exigeons qu’à ces
négociations participent des observateurs indépendants issus de la société civile,
et nous sommes volontaires pour en être. Nous nous opposons à toute mesure
visant à réduire l’opposition au silence.
En tant qu’universitaires et chercheurs, en Turquie ou à l’étranger, nous ne
cautionnerons pas ce massacre par notre silence. Nous exigeons que l’Etat mette
immédiatement fin aux violences envers ses citoyens. Tant que nos demandes ne
seront pas satisfaites, nous ne cesserons d’intervenir auprès de l’opinion
publique internationale, de l’Assemblée nationale et des partis politiques.
TEDESCO
Wir, die Akademiker/innen und Wissenschaftler/innen dieses Landes werden nicht
Teil dieses Verbrechens sein!
Der Türkische Staat verurteilt seine Bürger/innen in Sur, Silvan, Nusaybin,
Cizre und in vielen weiteren Orten mit wochenlangen Ausgangssperren zum
Verhungern und Ausdursten. Unter kriegsartigen Zuständen werden ganze Viertel
und Stadtteile mit schweren Waffen angegriffen. Das Recht auf Leben und
körperliche Unversehrtheit, auf Freiheit und Sicherheit vor Übergriffen,
insbesondere das Verbot von Folter und Misshandlung, praktisch alle
Freiheitsrechte, die durch die Verfassung und durch die Türkei unterzeichnete
internationale Abkommen unter Schutz stehen, werden verletzt und außer Kraft
gesetzt.
Diese gezielt und systematisch umgesetzte gewaltsame Vorgehensweise entbehrt
jeglicher rechtlicher Grundlage. Sie ist nicht nur ein schwerwiegender Eingriff
in die Rechtsordnung, sondern verletzt internationale Rechtsnormen wie das
Völkerrecht, an die die Türkei gebunden ist.
Wir fordern den Staat auf, diese Vernichtungs- und Vertreibungspolitik
gegenüber der gesamten Bevölkerung der Region, die jedoch hauptsächlich gegen
die kurdische Bevölkerung gerichtet ist, sofort einzustellen. Alle
Ausgangssperren müssen sofort aufgehoben werden. Die Täter und die Verantwortlichen
der Menschenrechtsverletzungen müssen zur Rechenschaft gezogen werden. Die
materiellen und immateriellen Schäden, die von der Bevölkerung zu beklagen
sind, müssen dokumentiert und wiedergutgemacht werden. Zu diesem Zweck
verlangen wir, dass nationale und internationale unabhängige Beobachter freien
Zugang zu den zerstörten Gebieten erhalten, um die Situation vor Ort
einzuschätzen und zu dokumentieren.
Wir fordern die Regierung auf, die Bedingungen für eine friedliche Beilegung
des Konflikts zu schaffen. Hierfür soll die Regierung eine Roadmap vorlegen,
die Verhandlungen ermöglicht und die Forderungen der politischen Vertretung der
kurdischen Bewegung berücksichtigt. Um die breite Öffentlichkeit in diesen
Prozess einzubinden, müssen unabhängige Beobachter aus der Bevölkerung zu den
Verhandlungen zugelassen werden. Wir bekunden hiermit unsere Bereitschaft,
freiwillig an dem Friedensprozess teilzunehmen. Wir stellen uns gegen alle
repressiven Maßnahmen, die auf die Unterdrückung der gesellschaftlichen
Opposition gerichtet sind.
Wir fordern die sofortige Einstellung der staatlichen Repressionen gegen die
Bürger/innen. Als Akademiker/innen und Wissenschaftler/innen dieses Landes
bekunden wir hiermit, dass wir nicht Teil dieser Verbrechen sein werden und in
den politischen Parteien, im Parlament und in der internationalen
Öffentlichkeit, Initiative ergreifen werden, bis unser Anliegen Gehör findet.
SPAGNOLO
¡Como académicos e investigadoras/es de este país, no seremos parte de este
crimen!
El estado turco ha condenado a sus ciudadanos en Sur, Silvan, Nusaybin, Cizre,
Silopi y otras muchas ciudades y barrios en las provincias kurdas al hambre a
través del uso de toque de queda, que ha durado semanas. Ha atacado estos
lugares con equipamiento y armamento pesado que normalmente se mobiliza sólo en
tiempos de guerra. Como resultado, el derecho a la vida, libertad y seguridad y
en concreto la prohibición de tortura y malos tratos protegidos por la
constitución y convenciones internacionales han sido violados.
Esta masacre deliberada y planeada es una violación seria de las propias leyes
turcas y tratados internacionales de los que Turquía forma parte. Estas
acciones constituyen una seria violación de la ley internacional.
Exigimos que el estado abandone esta masacre deliberada y deportación de
kurdas/os y otras gentes en la región. También exigimos que el estado levante
el toque de queda, castigue a aquellos responsables de las violaciones de
derechos humanos, y compense a todos aquellos ciudadanos que han sufrido daños
materiales y psicológicos. Por esta razón pedimos que se les de acceso a
observadores nacionales e internacionales en la región y que se les permita
monitorizar e informar sobre los incidentes.
Exigimos que el gobierno prepare las condiciones para negociaciones y cree una
hoja de ruta que lleve hacia una paz duradera que incluya las peticiones del
movimiento político kurdo. Pedimos la inclusión en estas negociaciones de
observadores independientes de distintas secciones de la sociedad. También declaramos
nuestra disponibilidad para participar como observadores. Nos oponemos a
cualquier tipo de represión de la oposición.
Nosotras/os, como académicos e investigadoras/es trabajando sobre y/o en
Turquía, declaramos que no formaremos parte de esta masacre manteniendo
silencio y exigimos el final inmediato a la violencia perpetrada por el estado.
Continuaremos abogando con partidos políticos, el parlamento, y la opinión
pública internacional hasta que nuestras demandas sean cumplidas.
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UIKI Onlus
Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia
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